Dieci dischi giapponesi usciti fra il 1980 e il 1986, in ordine di data. Guardati dalle schede di catalogo dicono due cose che le copertine non dicono: nessuno è stato stampato fuori dal Giappone, e tre non li troviamo su Spotify.
Il cosmic era italiano, i dischi no. Otto pezzi che Daniele Baldelli metteva al Cosmic fra il 1979 e il 1984, nominati da lui: vengono dall'Inghilterra, da New York, dalla Germania e da Bologna, e li tiene insieme soltanto una cabina sul lago di Garda.
Nel 1976 un DJ di ventidue anni entra in studio con tre ore di tempo e una lametta, e ne esce con il primo dodici pollici messo in vendita. Cinque suoi mix in ordine di data, con quello che ne dissero i produttori che si erano visti smontare il pezzo.
Disco e funk napoletani fra il 1977 e il 1982, incisi in tirature piccole e spariti. Tre selezionatori li hanno cercati nei mercatini e ne hanno rimessi in circolo nove per volume: quattro di quelli, e il lavoro che c'è voluto per poterli pubblicare.
Per quasi dieci anni in Italia si produsse una musica da ballo per l'estero che in Italia non aveva un nome. Glielo diede un distributore tedesco guardando gli scaffali, e oggi quel nome indica il contrario di quello che indicava allora.
ROGUE 019·
Il genere in breve
Sotto disco sta la musica pensata per la pista prima che per la radio: dodici pollici, versioni lunghe, pezzi costruiti perché un dj possa entrarci e uscirne. È musica funzionale, e la parte che ci interessa è quella che dalla funzione ha ricavato invenzioni invece di formule.
Il caso italiano lo spiega bene. Fra la fine degli anni settanta e la metà degli ottanta in Italia si producevano dischi da ballo destinati soprattutto all'estero, cantati in un inglese approssimativo e firmati con nomi che suonassero anglosassoni. Il nome italo disco arrivò dalla Germania, da un distributore che doveva catalogarli. Oggi quei dodici pollici valgono più dei successi da milioni di copie usciti negli stessi mesi.