Selezione Genere: Disco
Mixed with Love, cinque mix di Walter Gibbons
Nel 1976 un DJ di ventidue anni entra in studio con tre ore di tempo e una lametta, e ne esce con il primo dodici pollici messo in vendita. Cinque suoi mix in ordine di data, con quello che ne dissero i produttori che si erano visti smontare il pezzo.
Walter Gibbons era nato a Brooklyn il 2 aprile 1954, era alto un metro e sessantacinque e parlava poco.
Suonava al Galaxy 21, un locale dopo orario sulla Ventitreesima strada, e faceva una cosa che nel 1975 non faceva quasi nessuno: comprava due copie dello stesso disco per passare da un break all’altro senza mai far tornare la canzone.
Quando i break erano troppo corti per tenerli in piedi dal vivo, andava a casa e li montava su nastro. Su questo sono d’accordo tutti quelli che c’erano: le prime forbici le ha usate lui.
È morto nel 1994, quasi nell’anonimato. Questi cinque mix sono in ordine di data, e ognuno ha dietro qualcuno che si è arrabbiato.
Double Exposure, “Ten Percent” (1976)
Ken Cayre, che aveva appena messo in piedi la Salsoul, lo aveva sentito lavorare quel pezzo al Galaxy con due copie di un test pressing promozionale.
Il pezzo era una canzone di quattro minuti. In studio, ai Blank Tapes, Gibbons e l’ingegnere Bob Blank avevano tre ore: una per montare il mix e instradare i suoni, una per smontare, una per tagliare il nastro con la lametta.
Ne è uscita una cosa da nove minuti e quarantacinque secondi. Il compenso è stato di centottantacinque dollari: ottantacinque per la serata al Galaxy che stava perdendo, cento per il mix.
Il dodici pollici esce in maggio, ed è il primo dodici pollici della storia messo in vendita al pubblico.
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Chi non l’ha presa bene è stato l’autore del pezzo, Allan Felder: “Il mixatore ha tagliato a pezzi il testo e cambiato la musica. Era come se autori e produttori non fossero niente.”
The Salsoul Orchestra, “Salsoul 3001” (1976)
Il pezzo di partenza si chiamava Salsoul 2001. Gibbons lo ha rinominato e lo ha aperto con motori a reazione, urla di animali, congas e timbales prima di lasciare entrare gli archi.
Vince Aletti, sulla sua rubrica Disco File di Record World: “Questo deve essere uno dei prodotti più straordinari dell’anno e, anche se per alcuni club può essere troppo travolgente e bizzarro, altri, come il Loft di New York, diventano un pandemonio quando parte il disco.”
Tom Moulton, che di remix ne aveva inventata la grammatica, non ci si è ritrovato: “Walter ha fatto questa cosa strana e fuori squadra con 3001. Gli ho detto: Walter, cosa ti passava per la testa? Non somigliava per niente a 2001.”
Loleatta Holloway, “Hit and Run” (1976)
Qui la faccenda cambia di natura, e Cayre lo dice chiaramente: è la prima volta che uno studio lascia a un DJ il nastro multitraccia.
Su Ten Percent Gibbons aveva potuto tagliare e incollare solo il master già mixato. Adesso poteva scegliere pista per pista, e la scelta che ha fatto è drastica.
Ha tolto quasi tutti gli archi e i fiati per far uscire la sezione ritmica di Baker, Harris e Young. Poi ha tagliato i primi due minuti e tutte le strofe della voce, tenendo solo la seconda parte, quella improvvisata.
Il risultato dura undici minuti e sette secondi.
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Il produttore Norman Harris mandò il nastro a Moulton con un biglietto sopra che chiedeva se quella cosa avesse un qualche merito musicale.
Il dodici pollici ha poi venduto circa trecentomila copie, più del dodici pollici di Ten Percent e più del quarantacinque giri di Hit and Run. La domanda sul merito musicale si è chiusa così.
Strafe, “Set It Off” (1984)
Otto anni dopo, con la scena che lo aveva perso di vista, Gibbons si presenta al Funhouse e mette in mano a Tony Smith due copie di prova di un disco nuovo, uscito su Jus Born, etichetta di cui era socio.
La prima sera è andata male. Smith lo ha tenuto su dieci minuti e la pista si è svuotata: quel pubblico voleva un’altra cosa.
Poi ha cominciato a metterlo una volta per serata. Dopo un mese la gente chiedeva il titolo di un disco che non conosceva, e lo chiamava con le parole che sentiva dentro.
Sull’etichetta c’era scritto “Mixed with Love by Walter Gibbons”. Secondo Smith, da un pezzo di quattro minuti ne aveva tirati fuori diciotto; la versione vocale che si ascolta oggi ne misura nove e quarantacinque.
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L’abbiamo messo in coda a Ten Percent per sentire gli otto anni in mezzo, e la cosa che salta all’orecchio non è la strumentazione: è che nel 1984 lo spazio fra i colpi è diventato la parte principale del disco.
Arts and Crafts, “Searchin’”
La seconda uscita su Jus Born torna allo schema dei suoi mix degli anni settanta, e Lawrence la considera la sua versione più bella: un giro di bonghi, poi un basso, poi le voci, poi un sax, ognuno con il suo spazio.
Su Spotify non c’è, e non lo sostituiamo con altro. Chi vuole sentirla deve cercare il vinile o le ristampe.
Gibbons ha continuato a mixare sempre meno, e le sue ultime cose le ha fatte con il violoncellista Arthur Russell. Il mestiere che aveva inventato, nel frattempo, se lo dividevano tutti.
Da ascoltare
Fonti
- Tim Lawrence, note di copertina di Mixed with Love: The Walter Gibbons Salsoul Anthology (Suss'd Records, 2004), testo integrale sul suo sito: le interviste a Ken Cayre, Bob Blank, Tony Smith, Denise Chatman e Tom Moulton, il compenso di Ten Percent, le durate e le reazioni dei produttori
- Tim Lawrence, note di copertina di Walter Gibbons: Jungle Music (Strut, 2010), tratte dal saggio pubblicato sul Journal of Popular Music Studies: la data di nascita, i primi anni e la morte nel 1994
- Tim Lawrence, la scheda d'archivio su Walter Gibbons: il primo dodici pollici commerciale, il primo mix fatto sul multitraccia e l'elenco delle serate documentate da Record World