Una discografia raccontata bene non è un elenco di uscite con l’anno accanto. È una serie di decisioni prese da qualcuno, spesso sotto pressione, quasi sempre con meno mezzi di quelli che servivano. Qui prendiamo un artista o un gruppo e lo seguiamo disco dopo disco, guardando cosa cambia nel suono e da dove viene quel cambiamento: uno strumento nuovo, un vincolo fisico, un produttore che entra, i soldi che finiscono. La parte tecnica non la nascondiamo, perché è quasi sempre il punto: un’accordatura abbassata, un nastro usato al contrario, una regola che il gruppo si è dato e ha tenuto finché reggeva. Non diamo voti e non stiliamo classifiche di dischi. Diciamo dove comincia una parabola, dove si spezza e cosa resta a chi è venuto dopo.
Ventinove anni, trentanove, quarantadue: tanto ci hanno messo le tre composizioni più lunghe di Magma ad arrivare intere su un disco. Un movimento uscito per terzo, uno travestito da colonna sonora di un film, uno mai registrato in studio.
Tre dischi in tre anni, e nessuno dei tre somiglia agli altri. Non è una band che cresce: è una band che si dà un divieto, lo esegue fino in fondo e poi lo cambia. I numeri delle tracklist raccontano la storia meglio di qualsiasi aggettivo.
Nell'agosto del 1991 il batterista di "Funky Drummer" monta la sua batteria in un club del Wisconsin per la serata del lunedì. Nelle stesse settimane il suo break gira sulle radio di mezzo mondo dentro i dischi di altri, e a lui non è arrivato niente.
Il 27 dicembre 1968 compra dei locali al Trionfale e in pochi mesi ci mette dentro un Hammond C-3, dieci Neumann U87 e i primi sintetizzatori fatti arrivare dagli Stati Uniti. Da quella sala escono fino a dodici dischi l'anno, tirati in trecento copie e firmati con nomi che non sono il suo.
Quattro giradischi chiusi in una stanza, cinque giorni, cinque canzoni. È il patto che dà il nome al gruppo. In cinque dischi non è mai finita a cinque, e a luglio 2026 la serie si è chiusa.
Ha passato vent'anni a mettere in posa le persone delle periferie parigine come figure di pittura di storia. Il suo primo disco fa la stessa cosa con il suono, e riduce ogni ritratto a due lettere.
Due formati stanno in questa sezione. La monografia segue un percorso per snodi, di solito scandito dai dischi, e sceglie i brani che dimostrano qualcosa invece di elencare le tracklist. Il racconto entra da un episodio, una serata, un mestiere, e da lì allarga.
Il soggetto è sempre qualcuno, non qualcosa: se il centro del pezzo è una scena o un'etichetta il posto giusto è Generi, e se è un disco solo sta in Canzoni e album. Dove esiste un posto ufficiale dell'artista lo trovi in un blocco a parte, perché indicare dove qualcuno sta non è la stessa cosa che sostenere un fatto.