Monografia Genere: Prog
Magma: Christian Vander, la lingua inventata e i dischi usciti al contrario
Ventinove anni, trentanove, quarantadue: tanto ci hanno messo le tre composizioni più lunghe di Magma ad arrivare intere su un disco. Un movimento uscito per terzo, uno travestito da colonna sonora di un film, uno mai registrato in studio.
Ventinove anni. Trentanove. Quarantadue.
Sono le tre composizioni più lunghe di Magma, e il tempo che ciascuna ha messo ad arrivare intera su un disco. Il conto parte da date diverse, perché diverse sono le fonti: per la prima dal solco più vecchio che ne esista, per le altre due dall’anno in cui il gruppo dichiara di averle cominciate.
Di solito la storia si racconta come una discografia. Un esordio doppio nel 1970, il capolavoro del 1973, il seguito più cupo, poi la deriva, poi il ritorno negli anni Duemila.
Messa così non spiega la cosa più strana del catalogo, e cioè che nel 2004 esce un disco composto trent’anni prima, e che il secondo movimento di una trilogia esce nel 1974 come colonna sonora di un film, con un altro titolo.
Magma non pubblica dischi finiti: pubblica lo stato in cui si trova un’opera quando qualcuno accende i registratori.
Quello che segue è scandito per opere e non per dischi, ed è l’unico ordine in cui i conti tornano. Tre opere. Per ciascuna: quando comincia, che forma ha quando finisce in un solco, quanto ci mette ad arrivare intera.
Chi c'è dentro
Christian Vander
Stella Vander
Klaus Blasquiz
Jannick Top
Giorgio Gomelsky
Kobaïano
Perché un’opera non finisce mai
Nel 1967 muore John Coltrane, e Vander smette con la Francia. Va in Italia e suona rhythm and blues nei gruppi da ballo, per due anni.
Poi, come racconta lui, nel 1969 sente qualcosa che gli dice di tornare e di fare la propria musica. Lascia l’Italia nel giro di poche ore.
Il nome arriva più tardi, in un bar. Il gruppo non ne aveva uno, e la direzione di un locale parigino gli disse che senza un nome non si suonava quella sera. Andarono a prendere un caffè accanto, e Vander scrisse Magma sullo scontrino.
Fin qui è aneddotica. La parte che conta per tutto il resto è come nascono i pezzi, e Vander la descrive sempre allo stesso modo da trent’anni.
Per pezzi come Mëkanïk non è stato scritto tutto in una volta. Dovevo tenere acceso un registratore per riuscire a prenderlo all’istante: va molto veloce. Canto con parole nuove che non conosco, e mentre improviso le stesse parole tornano, anche se non le conosco. Non le ho imparate: si impongono da sole.
Qui c’è il vincolo materiale che spiega la cronologia di tutti i dischi. Le parole arrivano insieme alla musica, in una lingua che non esiste, e nessuno le può fissare su carta mentre escono. Servono un pianoforte e un registratore acceso, ogni giorno.
Un pezzo scritto così non ha un momento in cui è finito per decisione. Ha un momento in cui il gruppo entra in studio, che è una cosa diversa.
Stella Vander lo dice senza girarci intorno: si entra in sala convinti che il pezzo sia completo, e non è vero, perché lui cambierà qualcosa alla fine. Poi si torna sul palco, e lì si cambia di nuovo per mesi o per anni.
Sul perché la lingua, invece, la risposta è pratica. Vander non ha mai voluto scrivere in francese, e l’inglese non lo parla. Voleva che la voce funzionasse come uno strumento, cioè che si capisse senza parole, come si capisce un sassofono.
C’è un secondo vincolo, e riguarda quante persone servono. Mentre componeva Mëkanïk, il pianista Faton Cahen gli disse che somigliava a Carl Orff e gliene fece ascoltare. Vander non lo conosceva.
La sua reazione non fu sulla musica, fu sull’organico: quella è l’orchestra ideale per Magma, disse. Da lì in poi le opere hanno bisogno di un coro, e un coro costa e va tenuto insieme.
Theusz Hamtaahk: la trilogia uscita al contrario
Il terzo movimento, uscito per primo
Theusz Hamtaahk è un’opera in tre movimenti da circa mezz’ora l’uno. Il terzo è quello che tutti conoscono, ed è anche il primo che è arrivato in negozio.
Prima di essere quel disco, però, il pezzo ha vissuto due anni in pubblico. La sua versione corta viene incisa nell’estate del 1971 su una compilation, Puissance 13 + 2, e la formazione di allora ci mette soprattutto i fiati.
Il 12 novembre 1971, al Théâtre 140 di Bruxelles, il pezzo viene suonato per intero davanti a un pubblico. L’etichetta scrive che è già molto più sviluppato di quello inciso tre mesi prima.
Nel gennaio 1973 il gruppo lo registra di nuovo, e quella versione riflette il concerto tenuto al festival Sigma di Bordeaux due mesi prima. È quasi tutta acustica, e il coro non è quello del gruppo: sono le voci dell’orchestra della Storchhaus, venute a rinforzare Stella e Klaus.
Poi, nella primavera del 1973, la formazione cambia di nuovo e si incide il disco che conosciamo, ai Manor Studios di Oxford e all’Aquarium, con Simon Heyworth e Gilles Sallé ai banchi.
L'attacco
Del gruppo precedente restano in due, Vander e Blasquiz. Al basso arriva Jannick Top. Alle voci, accanto a Stella che compare qui al debutto, ci sono quattro coriste accreditate con nome e cognome: Muriel Streisfeld, Evelyne Razymovski, Michèle Saulnier, Doris Reinhardt.
In redazione questo è il disco da cui siamo entrati quasi tutti, e nessuno di noi c’è arrivato dal movimento giusto, perché il movimento giusto non si poteva comprare.
Il secondo movimento esce l’anno dopo, e travestito.
Il secondo movimento, uscito come colonna sonora
Ẁurdah Ïtah è la colonna sonora del film Tristan et Iseult di Yvan Lagrange, e sul disco non compare nemmeno come Magma. È stato registrato e mixato in tre giorni, allo Studio de Milan di Parigi, un mese scarso prima delle sessioni del disco successivo.
Lo suonano in quattro: Vander al pianoforte, alla batteria e alla voce, Top al basso, Blasquiz e Stella alle voci. Nessun fiato, nessun coro, niente di quello che il fratello maggiore aveva.
I quattro sono accreditati con i loro nomi kobaïani. Vander firma Zëbehn Straïn de Geustaah.
Proviamo a guardarlo dal banco di un negozio nel 1974. Il movimento centrale di un’opera in tre parti esce sotto il titolo di un film d’autore, in una versione ridotta a un quartetto, senza che da nessuna parte sia scritto che è il secondo di tre.
Il primo movimento, quello che dà il nome a tutta l’opera, in studio non è mai stato inciso.
Il primo movimento, solo dal vivo
Per ascoltare i tre movimenti in fila bisogna aspettare il 13 e il 14 maggio 2000, quando Magma festeggia al Théâtre du Trianon di Parigi e suona l’opera intera, centotrenta minuti. L’etichetta scrive che è il primo e l’unico disco a contenere i tre movimenti.
Le tre opere lunghe, e quanto hanno aspettato
| Theusz Hamtaahk (tre movimenti) | Prima incisione: estate 1971, versione corta del terzo movimento. Tutti e tre insieme: 13 e 14 maggio 2000, Trianon. Ventinove anni. |
|---|---|
| Ëmëhntëhtt-Ré (tre parti) | Composizione iniziata nel 1975 secondo la scheda del disco. Eseguita per intero soltanto nel novembre 2014, al Triton. Trentanove anni. |
| Zëss | Prima stesura nel 1977, debutto in concerto nella primavera del 1979, accantonata nel 1983. Disco nel 2019. Quarantadue anni. |
Ëmëhntëhtt-Ré: la seconda trilogia ci mette trentanove anni
Nel 1974, un mese dopo Ẁurdah Ïtah, Vander cambia direzione e comincia un secondo ciclo. Il disco è Köhntarkösz, e la storia dentro è quella di un uomo che entra nella tomba di un sacerdote egizio.
La parte centrale del secondo ciclo
Anche qui il disco è la seconda parte di tre, e le altre due arriveranno nel secolo dopo. Ma la cosa da guardare non è l’ordine: è cosa succede al materiale nel frattempo.
Il 17 marzo 1974 Magma suona al Marquee Club di Londra, e quel concerto esiste in disco. La scheda ufficiale spiega cosa si sta ascoltando, e lo spiega con una precisione che nessun profilo d’artista si prende la briga di avere.
Quel paragrafo, scritto dal gruppo stesso, spiega perché una discografia di Magma non si legge. Un pezzo suonato in una sera di marzo del 1974 contiene materiale che diventerà un disco nel 2004, dopo essere stato messo via per tre decenni.
Il materiale del 1974, inciso nel 2004
K.A, cioè Köhntarkösz Anteria, è la prima parte del ciclo. La scheda ufficiale del disco dice che è stata composta trent’anni prima, e che è l’anello mancante fra Mëkanïk e Köhntarkösz. Il gruppo lo suonava sul palco dal 2002, e lo ha inciso nel 2004.
La terza parte, Ëmëhntëhtt-Ré, esce nel 2009. La sua scheda dice che la composizione è iniziata nel 1975 e ha trovato compimento dopo più di tre decenni, e che con lei si chiude la seconda trilogia.
Non basta ancora. La trilogia viene eseguita per intero soltanto nel novembre 2014, in una serie di concerti al Triton, e quei concerti sono stati registrati.
C’è una discordanza fra due pagine dello stesso sito ufficiale, e conviene dirla. La scheda del disco data l’inizio della composizione al 1975, quella della trilogia al 1973. Qui abbiamo tenuto il 1975, che è la data scritta anche nella biografia del gruppo.
Zëss: quarantadue anni, e la batteria di un altro
Quarantadue anni dopo la prima stesura
Zëss ha la cronologia più lunga di tutte, e la scheda ufficiale la scandisce quasi come un verbale.
Una prima stesura nasce nel 1977. Il pezzo viene completato poco alla volta e debutta in concerto nella primavera del 1979. Resta in repertorio fino al 1983, poi viene accantonato.
Da lì in avanti l’etichetta scrive che l’opera era gravata dalla propria incompiutezza, e che la registrazione è stata rimandata per anni. Quarant’anni dopo la prima stesura viene finalmente incisa in versione orchestrale.
Il disco esce nel 2019, poco prima del concerto che apre il tour dei cinquant’anni alla Philharmonie di Parigi. È registrato a Praga con l’orchestra filarmonica della città, e alla batteria c’è Morgan Ågren.
Su Zëss ci sono voluti tre ascolti prima che ci accorgessimo che dietro i tamburi non c’era lui.
Come suonava, a chi c’era
Vale la pena datare i giudizi invece di ripeterli. Magma arriva a Londra il 5 dicembre 1973, al Marquee, e suona per più di tre ore.
Chi scrisse di quella sera provò aggettivi e non ne trovò di adatti: devastatingly idiosyncratic, immensely powerful, musica per andare fino all’eternità e tornare indietro. Uno arrivò a dire che era la colonna sonora che Ken Russell avrebbe usato per il bombardamento di Dresda.
Vander la ricorda come una sala zitta dall’inizio alla fine, che poi cambiò atteggiamento. Racconta che vennero a dirgli che erano demoni, che erano terrorizzati e che gli era piaciuto, e che era esattamente l’idea.
Il caso più curioso è Steve Davis, campione di biliardo, che li vide al Roundhouse nel giugno del 1974 a diciassette anni. Nel 1988 fondò una società di promozione apposta per portarli a Londra tre sere al Bloomsbury Theatre.
Racconta di non essersi reso conto, mentre firmava, che stava finanziando un gruppo di quattordici elementi. L’ultima sera fece il tutto esaurito.
Cosa hanno lasciato, e a chi
La parola zeuhl oggi è un genere. Nei negozi specializzati sta accanto a jazz e pop, e ci sono dentro decine di dischi che non sono di Magma.
L’ha inventata Vander, e per un motivo difensivo: serviva a non farsi mettere addosso nessun’altra etichetta. Alla domanda su che musica faccia, dice che usa una parola sola, inclassificabile.
Su questo conviene essere precisi, visto che questo articolo sta in un archivio dove Magma è schedato sotto prog. Vander dice di non aver quasi ascoltato i gruppi della sua epoca, di aver imparato molto più dal jazz, e che Magma non è affatto un gruppo prog.
I nomi dell’eredità sono nomi precisi. I Weidorje nascono da due che erano passati per Magma, il bassista Bernard Paganotti e il tastierista Patrick Gauthier. Gli Univers Zero in Belgio e gli Art Zoyd in Francia vengono descritti come gruppi fratelli, i Koenji Hyakkei in Giappone e i Guapo in Inghilterra sono la generazione dopo.
Il pubblico invece si è spostato dove nessuno se lo aspettava. Magma suona a Roadburn, a Hellfest e al Psycho Las Vegas, che sono festival metal, e Stella Vander dice che ai festival jazz non li chiamano quasi più.
Alla domanda su come vorrebbe essere ricordato, Vander non parla di dischi. Parla delle telefonate degli insegnanti di musica che chiedono di far suonare un suo pezzo agli allievi, e di quella volta che ha chiamato Les Percussions de Strasbourg.
La cosa migliore, dice, sarebbe che la sua musica la suonassero persone che oggi non sono ancora nate.
Qui ci fermiamo, e dichiariamo dove. Dopo il 1984 c’è mezzo catalogo che questo articolo non tocca, tredici CD di archivio dal vivo compresi, perché non aggiunge niente alla domanda da cui siamo partiti.
Una cosa sola va aggiunta, perché chiude il cerchio. Nel 2022 esce Kãrtëhl, e il gruppo scrive che è un disco collettivo: dopo decenni in cui nessuno dei musicisti passati di lì aveva mai proposto un pezzo nuovo, stavolta le composizioni sono arrivate anche dagli altri.
Da leggere e da sentire
Il disco da cercare per primo è La Trilogie au Trianon, che resta l’unico posto in cui i tre movimenti di Theusz Hamtaahk stanno insieme. Sono centotrenta minuti e sono dal vivo, quindi non è la versione pulita di niente: è l’unica versione che esiste.
Poi Mekanik Kommandoh, la registrazione del gennaio 1973. Serve a sentire lo stesso pezzo un passo prima, quando era quasi tutto acustico e il coro era prestato da un’orchestra esterna.
Marquee Club 1974 è il disco più utile per capire il metodo, ed è anche il meno comodo da ascoltare. Ci si sentono pezzi non finiti, e sapendo cosa cercare ci si sente materiale che diventerà un disco trent’anni dopo.
Infine le schede della discografia su magmamusic.org. Sono scritte dal gruppo, sono gratuite, e contengono le date e le rinunce che di solito nessuno mette per iscritto: cosa non era ancora composto, cosa è stato tolto, in che anno una cosa è stata messa da parte.
Da ascoltare
L'artista
Magma
Fonti
- Magmamusic.org, la scheda ufficiale di Ẁurdah Ïtah
- Magmamusic.org, la scheda di Marquee Club 1974 e il materiale finito su K.A
- Magmamusic.org, la scheda di Zëss e la cronologia della composizione
- Magmamusic.org, la Theusz Hamtaahk Trilogy registrata al Trianon
- Magmamusic.org, la scheda di Ëmëhntëhtt-Rê
- Magmamusic.org, la biografia ufficiale del gruppo
- Seventh Records, la scheda di Mekanik Kommandoh (versione del gennaio 1973)
- Seventh Records, la scheda di M.D.K. con studi, tecnici e formazione
- Seventh Records, la scheda di Wurdah Itah con le date di registrazione
- Seventh Records, La Trilogie au Trianon
- Musoscribe, l'intervista in quattro parti a Christian e Stella Vander (2017)
- Record Collector, Forbidding Planet, la discografia commentata (2013)
- Louder, il ritratto di Christian Vander uscito su Prog
- Exposé Online, From Coltrane to Kobaïa, intervista del 1995