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La library italiana degli anni Settanta: colonne sonore per film mai girati

Le sonorizzazioni di Piero Umiliani e Alessandro Alessandroni, nate per un catalogo e non per un film, sono diventate una miniera per collezionisti e produttori di tutto il mondo.

Un catalogo senza film

Negli anni Settanta, in Italia, un compositore poteva scrivere una colonna sonora prima ancora che esistesse un film a cui abbinarla. Non era un paradosso: era il funzionamento normale della library music, dischi prodotti a catalogo per essere licenziati a radio, televisioni e produzioni di cinema di genere. I titoli dei brani (Industriale, Angoscia, Quarta pagina, Ittiologia) non raccontano una trama: descrivono un’atmosfera, un montaggio possibile, un uso. Chi comprava quei dischi era un montatore o un dirigente Rai, non uno spettatore. Al centro di questa fabbrica di suoni senza immagini ci sono due nomi, Piero Umiliani e Alessandro Alessandroni, e uno studio di registrazione a Roma diventato leggenda tra i collezionisti.

Umiliani e il Sound Work Shop

Le radici del fenomeno in realta’ precedono il decennio. Umiliani arriva dal jazz: dopo il premio della critica per il miglior disco jazz italiano con “Piccola Suite Americana”, fonda l’etichetta Omicron, con cui produce i primi dischi di una lunga serie di sonorizzazioni pensate per l’uso audiovisivo. E’ negli anni Settanta, pero’, che il lavoro si sistematizza: nel 1968 apre un suo studio personale, il Sound Work Shop, dove concepisce la maggior parte dei progetti, dalle colonne sonore ai dischi pop fino alla library vera e propria, spesso pubblicata sotto pseudonimi come M. Zalla, Rovi o Moggi. Sotto il nome M. Zalla, nel 1974, escono “Musica classica per l’uomo d’oggi” e “Mondo inquieto”, due dischi oggi raccolti nel box “Library Music Volume 1” curato da Cinedelic, che riunisce tredici album pubblicati tra il 1971 e il 1983 sulle etichette personali di Umiliani, Sound Work Shop e Liuto. Nel 1972 Umiliani firma anche “Il mondo dei romani”, uno dei suoi dischi piu’ atipici, registrato in un momento di intensa sperimentazione elettronica.

Alessandroni, il fischio e i nomi finti

Alessandro Alessandroni arriva alla library music da un altro percorso: e’ la voce del fischio nei western di Ennio Morricone e il fondatore del coro I Cantori Moderni. Per l’etichetta Sermi incide dischi come “Industriale”, oggi tra i pezzi piu’ cercati del catalogo library italiano. Con Umiliani condivide anche un progetto meno esposto: The Braen’s Machine, nato nel 1971 e firmato in origine sotto gli pseudonimi Braen e Gisteri, dietro cui si celavano proprio Alessandroni e il collega Oronzo De Filippi, con Umiliani alla produzione. Il primo disco, “Underground”, viene registrato nel gennaio 1971 al Sound Work Shop; segue nel 1973 “Temi ritmici e dinamici”. L’anonimato non era un vezzo: serviva a moltiplicare la produzione senza saturare il mercato con un solo nome.

Dietro Umiliani e Alessandroni lavora un sistema di etichette specializzate. CAM (Creazioni Artistiche Musicali), nata a Roma nel 1959, ospita compositori come Nino Rota, Piero Piccioni e Carlo Rustichelli oltre allo stesso Morricone, e ricicla in chiave library anche materiale nato per colonne sonore vere. Cinevox, fondata nel 1960 da Cesare Andrea Bixio, si concentra sulle uscite legate al cinema. Sermi lavora con un piccolo gruppo di autori, tra cui Alessandroni, I Marc 4, Sandro Brugnolini, Rino De Filippi e Giovanni Tommaso. Ogni etichetta produce cataloghi numerati, pensati per essere sfogliati da chi doveva sonorizzare un programma, non per essere ascoltati in sequenza da un pubblico.

Da un catalogo dimenticato a una miniera globale

Per decenni questi dischi sono rimasti fuori dal mercato discografico normale, tirature piccole, distribuzione riservata a chi lavorava in radio o in tv. Oggi la storia si e’ ribaltata: etichette di reissue come Sonor Music Editions curano il catalogo Sermi, mentre Cinedelic, Schema Records e Black Sweat Records ripubblicano sistematicamente il lavoro di Umiliani, fino a box come “The Complete Sound Work Shop Heritage”. Quello che nasceva come sfondo anonimo per un programma Rai e’ diventato un catalogo ricercato da collezionisti, dj e produttori in tutto il mondo: il film che quei dischi non hanno mai accompagnato, in un certo senso, si scrive ancora oggi, altrove.

Da ascoltare

  • The Braen’s Machine, “Underground” (1971): il disco che inaugura il progetto a doppio pseudonimo di Alessandroni e Oronzo De Filippi, prodotto da Umiliani al Sound Work Shop.
  • Piero Umiliani (come M. Zalla), “Mondo inquieto” (1974): library elettronica firmata con lo pseudonimo che Umiliani riservava a certi progetti di catalogo.
  • Piero Umiliani, “Il mondo dei romani” (1972): uno dei dischi piu’ sperimentali del maestro, tra library e sintesi elettronica.
  • Alessandro Alessandroni, “Industriale”: una delle uscite piu’ rappresentative del catalogo Sermi.
  • “Selected Works, Sermi Records” (playlist a cura di Sonor Music Editions): una porta d’accesso al catalogo dell’etichetta, tra Alessandroni, I Marc 4 e Sandro Brugnolini.

Da ascoltare

The Braen's Machine - Underground
Piero Umiliani (M. Zalla) - Mondo inquieto
Piero Umiliani e i suoi oscillatori - Il mondo dei romani
Alessandro Alessandroni - Selected Library Music
Sonor Music Editions - Selected Works: Sermi Records

Fonti

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