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I dischi che l'algoritmo non ti fa trovare: la storia di Jonny Trunk

Jonny Trunk trova per caso un disco della Bosworth in un negozio, va a bussare alla loro sede di Soho e finisce per fondare un'etichetta. Trent'anni dopo, uno studio su un miliardo di ascolti spiega perché quei dischi lì un sistema di raccomandazione non li vede.

Il disco stava in un negozio, dentro uno scaffale che nessuno guardava, e Jonny Trunk lo ha preso perché non sapeva cosa fosse.

Era un long playing della Bosworth. Musica di libreria: roba incisa a catalogo per la televisione, la radio e il cinema di serie B, non per essere venduta a qualcuno.

Lui stesso dice che tutto è potuto succedere per quel ritrovamento fortuito.

Bussare a Soho

La cosa interessante non è aver trovato il disco. È quello che ha fatto dopo.

È andato alla sede della Bosworth, a Soho, e si è fatto spiegare come funzionava. Dice che a quel punto tutto è andato al suo posto.

Una casa di edizioni musicali non è un’etichetta. Produce musica su commissione, la archivia per categorie e la affitta a chi gira le immagini. I dischi non erano in vendita: erano un magazzino.

Se non entri in quel magazzino, quella musica per te non esiste. Non è rara nel senso del collezionismo, è fuori dal commercio per costruzione.

Fax, e telefonate alle tre di notte

Il metodo, lo riassume lui in tre cose: fax, telefonate notturne a gente strana, e aspettare la posta.

Non è una battuta sul pittoresco. È la descrizione esatta di come si recuperava un catalogo prima che esistesse un indice consultabile: chiedendo a persone che avevano le copie, una alla volta.

Nel 1996 esce “The Super Sounds Of Bosworth”, la prima uscita della Trunk Records e la prima raccolta di library messa in commercio.

Nel 1998 arriva la colonna sonora di Paul Giovanni per “The Wicker Man”. L’edizione in vinile rosso, cinquecento copie, si è presa la definizione di disco più raro di tutti i tempi.

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The Super Sounds Of Bosworth, 1996: la prima raccolta di library music messa in vendita

La ragione per cui ha cominciato non era la rarità. Era che non riusciva a comprare “The Wicker Man” né le cose che vedeva in televisione, e allora se l’è fatto da sé.

Perché un sistema di raccomandazione non ci arriva

Qui la storia incrocia un problema tecnico, e conviene dirlo con i numeri invece che con la nostalgia.

Un sistema che consiglia musica per somiglianza fra ascoltatori ha bisogno di ascolti. Un disco che nessuno ha messo su non ha vicini di casa: non c’è nessuna coppia di persone che lo abbia sentito insieme a qualcos’altro.

Un disco della De Wolfe inciso per accompagnare un documentario del 1968 parte esattamente da lì. Da zero.

Tre ricercatori, Dominik Kowald, Markus Schedl ed Elisabeth Lex, hanno misurato che effetto abbia questo su chi ascolta. Hanno lavorato su LFM-1b, un miliardo e cento milioni di ascolti registrati, prendendo tremila utenti e 352.805 artisti.

Li hanno divisi in tre gruppi da mille secondo quanto il loro ascolto somiglia a quello di tutti gli altri.

Cosa succede a chi ascolta fuori dal centro

Quanti sonoCirca un terzo degli utenti del campione ascolta almeno il venti per cento di artisti impopolari. Non è una minoranza trascurabile.
Che consigli ricevonoIl gruppo che ascolta meno mainstream riceve consigli significativamente peggiori degli altri due, e la differenza regge a un test statistico.
Di quantoSull'errore medio assoluto il gruppo di nicchia sta a 42,991 contro 40,727 del gruppo mainstream, e lo scarto si ripete su tutti gli algoritmi provati.

Il punto non è che l’algoritmo abbia cattivo gusto. È che serve peggio proprio chi ha più bisogno di essere portato altrove.

Quello che dicono gli ascoltatori

Sebastian Cole ha intervistato venti utenti Spotify fra il 2022 e il 2023, dai ventuno ai sessantacinque anni, chiedendo loro di aprire l’applicazione e commentare mentre la usavano.

Ne esce che quasi tutti sanno che un meccanismo c’è. Lo conoscono però per averlo usato: nessuno di loro è andato a studiarselo.

Uno dei più critici lo dice con una frase sola: non pensa che Spotify lo conosca granché bene. E gli aveva dato anni di dati.

Accetto tutto quello che mi chiedono. Sono uno che si arrende, proprio.

Quella è di un altro intervistato, all’estremo opposto.

Cosa si perde, e cosa no

Sarebbe comodo chiudere qui, con il negozio che vince sul telefono. Non torna.

Cercare dischi così costava tempo e soldi, e selezionava chi poteva permetterseli: bisognava vivere vicino ai negozi giusti, avere i pomeriggi liberi e i contanti per un fondo di magazzino. Non era democratico, era faticoso.

E il catalogo che oggi si apre da fermi, in una qualunque città, prima stava fisicamente in poche vie di poche città.

C’è però una cosa che nessun sistema di raccomandazione fa, e non per limite tecnico: rimettere in vendita un disco che non era in vendita.

La library è arrivata fino a noi perché qualcuno ne ha fatto un disco da vendere, quando un disco da vendere non c’era. È un atto editoriale, e sta a monte di qualsiasi consiglio: senza, non c’è niente da consigliare.

Ci abbiamo messo su “The Super Sounds Of Bosworth” mentre scrivevamo, e la cosa strana è proprio quella: parte al primo tocco, come se fosse sempre stato lì.

Non c’era. C’è voluto qualcuno che entrasse in un negozio senza sapere cosa stava cercando.

Da ascoltare

Various Artists - The Super Sounds Of Bosworth
Paul Giovanni, Magnet - The Wicker Man (Original Motion Picture Soundtrack)

Fonti

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