Artist pick Genere: New wave
I dischi preferiti di David Bowie per Vanity Fair
Nel 2003 Vanity Fair gli chiese i dischi della vita. Aveva duemilacinquecento vinili e nessun metodo, così se ne inventò uno: tirarne fuori uno alla cieca e, se era troppo ovvio, rimetterlo a posto. Quattro dei venticinque che ne sono usciti, con accanto la ragione scritta da lui.
La richiesta era la più banale che si possa fare a un musicista: i tuoi dischi preferiti. Bowie ci ha risposto per iscritto, su Vanity Fair, nel novembre del 2003.
Comincia dicendo che una lista così non si può fare in modo ragionevole. Ha circa duemilacinquecento vinili, non ha tempo di passarli in rassegna, e quindi si dà un metodo.
Tira fuori un disco alla cieca. Se è troppo ovvio, “Sgt. Pepper, Nirvana”, lo rimette dentro e ne cerca uno più interessante. Poi scrive: “Va bene, niente regole allora. Me le invento mentre vado”.
Un disco fatto per far vedere che lo stereo funzionava
Nel 1960 la Philips pubblica “Electronic Music” degli Electrosoniks, cioè gli olandesi Tom Dissevelt e Kid Baltan. Era uno di quei dischi che le case discografiche stampavano per mostrare la novità della stereofonia.
Bowie li mette accanto a Ennio Morricone come esploratori di suono, “ma molto più svitati”. Poi cita le note di copertina, che a leggerle oggi sembrano scritte per scherzo: “gli scimpanzé dipingono, i gorilla scrivono”.
Ascolta mentre leggi
Gli strumenti che non esistevano prima
“Delusion of the Fury” di Harry Partch è nella lista con una nota che è quasi solo una domanda.
Partch, scrive Bowie, era un tipo strambo e per un periodo un vagabondo, e si è messo a inventare e costruire decine di strumenti straordinari. Poi ne elenca tre: il Bloboy, l’Eucal Blossom, lo Spoils of War.
E chiude così: “Come si accorda uno Spoils of War, mi chiedo”.
È il punto in cui la lista smette di essere una lista di dischi e diventa il ritratto di uno che ascolta. Non ha scelto un capolavoro riconosciuto: ha scelto un uomo che si era costruito l’orchestra da zero.
Comprato per la copertina, tenuto per il suono
“The Ascension” di Glenn Branca lo compra a Zurigo, d’impulso. Il motivo lo dichiara senza girarci intorno: è stata la copertina, firmata da Robert Longo, che secondo lui è la più bella degli anni ottanta.
Poi mette il disco e ci trova dentro un’altra cosa. Quella che all’inizio sembra dissonanza, scrive, si capisce presto come un gioco sugli armonici prodotti da molte chitarre insieme: qualcosa di simile al bordone dei monaci tibetani, ma molto, molto più forte.
Nella band di Branca, aggiunge, c’era Lee Ranaldo, che poi avrebbe fondato i Sonic Youth con Thurston Moore.
Il disco che ha regalato e non è più riuscito a ritrovare
“Forces of Victory” di Linton Kwesi Johnson è del 1979. Bowie lo chiama un contributo caraibico-britannico alla storia del rap e dice che è uno dei dischi reggae più importanti di sempre, pur essendo poesia recitata su una band e non cantata.
La sua copia originale l’ha regalata a Mos Def, in cui vedeva un legame con Johnson, convinto di avere già il disco in CD. Non ce l’aveva. Quando scrive il pezzo lo sta ancora cercando.
L’abbiamo ascoltato di seguito ai tre di sopra e la cosa strana è che regge: quattro dischi che non stanno in nessuno scaffale insieme, e in fila si tengono.
Cosa dice la lista di chi l’ha fatta
Nella stessa lista c’è la copia senza copertina di “The Velvet Underground & Nico” che Andy Warhol aveva dato a un suo ex manager con la frase “a te piacciono le cose strane, vedi che te ne pare”. Bowie ce l’ha ancora, con l’adesivo di Warhol sopra.
C’è “Music for 18 Musicians” di Steve Reich, visto dal vivo a New York alla fine degli anni settanta, quando lui era appena tornato da un tour vestito uguale agli esecutori: camicia bianca e pantaloni neri.
E c’è un disco di musica cinese comprato in una fiera di stampe su legno a Berlino, con titoli come “Consegnare il grano pubblico allo Stato”.
Nessuna cronologia, nessun genere, nessuna ragione: lo dice lui in apertura. È l’unica lista di dischi preferiti che si preoccupa di scartare quelli giusti.
Da ascoltare
L'artista
David Bowie