Genere Genere: idm

Artificial Intelligence, quando la Warp inventò l'ascolto da poltrona (1992)

C’è un’idea diffusa su come si ascoltasse la musica elettronica dei primi anni ‘90: in piedi, al buio, dentro un club, con il corpo che risponde al beat prima che la testa capisca cosa sta succedendo. Il 6 luglio 1992 la Warp Records di Sheffield pubblica un disco che rovescia quell’idea con una sola immagine di copertina: un androide addormentato in poltrona, con Autobahn dei Kraftwerk e The Dark Side of the Moon dei Pink Floyd appoggiati a terra. Il disco si chiama Artificial Intelligence: è una compilation, non un manifesto dichiarato, ma nei fatti lo diventa. È il punto da cui si comincia a raccontare quella che sarebbe stata chiamata IDM, intelligent dance music, anche se non è il nome che la Warp aveva scelto.

Sheffield, da negozio di dischi a etichetta

La storia della Warp comincia lontano dai sintetizzatori. Nel 1987 Steve Beckett e Rob Mitchell lavorano al FON, un negozio di dischi di Division Street, a Sheffield. Insieme al musicista e produttore Robert Gordon trasformano quel negozio in un’etichetta, finanziandosi vendendo biglietti per eventi all’università di Sheffield. Nel 1989 esce il primo disco, “Track With No Name” dei Forgemasters, la band di Gordon: cinquecento copie in white label distribuite in auto in giro per il Regno Unito, esaurite in una settimana. Tre anni dopo, la stessa etichetta pubblica Artificial Intelligence e cambia il proprio orizzonte: non più solo dischi per il club, ma un disco pensato per essere ascoltato a casa, per intero, come un album.

Un divano, due dischi e un’idea di ascolto

La copertina non è un dettaglio decorativo. È il messaggio stesso del disco. Illustrata da Ian Anderson, dello studio Designers Republic, mostra un androide reclinato in poltrona con una sigaretta e una lattina in mano, mentre Autobahn e The Dark Side of the Moon giacciono a terra accanto a lui. Il testo sulla custodia interna recita: “Are you sitting comfortably? Artificial Intelligence is for long journeys, quiet nights and club drowsy dawns” (siete comodamente seduti? Artificial Intelligence è per i lunghi viaggi, le notti tranquille e le albe stanche dei club). Steve Beckett lo ha raccontato più volte allo stesso modo: l’idea nasceva osservando chi, tornando dai club alle quattro o cinque del mattino, si metteva ad ascoltare a casa propria musica che non era stata scritta per ballare, ma per sedersi e ascoltarla “come si farebbe con un disco dei Kraftwerk o dei Pink Floyd”. La Warp battezza questo tipo di musica “electronic listening music”: elettronica pensata per l’ascolto, non per la pista.

Gli pseudonimi dentro il disco

I dieci brani della compilation arrivano da artisti che nel giro di pochi anni diventeranno i nomi centrali dell’elettronica britannica, spesso nascosti dietro pseudonimi diversi da quelli con cui li conosciamo oggi. Richard D. James apre il disco come “The Dice Man” con il brano “Polygon Window”: è un dettaglio che merita una precisazione, perché “Polygon Window” qui è il titolo del brano, non ancora il nome con cui James firmerà un intero disco. Quel nome diventerà un alias a sé pochi mesi dopo, l’11 gennaio 1993, quando la Warp pubblica Surfing on Sine Waves, accreditato a “Polygon Window”: il titolo, secondo quanto raccontato dallo stesso James, glielo suggerisce Rob Mitchell dopo un suo commento sui surfisti conosciuti da ragazzo in Cornovaglia. Autechre firma “Crystel” e “The Egg” con il proprio nome. B12 si presenta come “Musicology” con “Telefone 529” e “Preminition”. The Black Dog si nasconde dietro “I.A.O.” per “The Clan”. Richie Hawtin, già noto per il suo lavoro come Plastikman, compare come “UP!” in “Spiritual High”. Completano il disco “De-Orbit” e “Fill 3” di Speedy J e “Loving You Live” di Alex Paterson, voce e fondatore degli Orb, accreditato come “Dr Alex Paterson”.

Cosa resta

La Warp preferiva “electronic listening music”, ma è “intelligent dance music” il nome che si è imposto nell’uso comune, con tutte le discussioni che ha portato con sé negli anni successivi. Quello che invece nessuno discute è il peso del disco. In un saggio per The Wire, il critico Joe Muggs colloca la serie Artificial Intelligence tra le pietre angolari dell’underground post-techno, e osserva come, malgrado l’idea dell’ascolto da poltrona, quei brani restino radicati nella cultura rave da cui vengono. La serie prosegue negli anni successivi con gli album da solista degli stessi artisti, tra cui Incunabula di Autechre, Electro-Soma di B12 e lo stesso Surfing on Sine Waves, fino alla seconda compilation, Artificial Intelligence II, nel 1994. Ma tutto comincia da quella poltrona, da quell’androide addormentato, e dall’idea semplice che un disco elettronico potesse meritare lo stesso tipo di ascolto silenzioso riservato a Kraftwerk o ai Pink Floyd.

Da ascoltare

Various Artists - Artificial Intelligence
Autechre - Crystel
Polygon Window - Surfing On Sine Waves

Fonti

Ne parlano su Reddit