album Genere: Indie
You Are Spring! di Tasha, canzone per canzone
Undici brani scritti fra Chicago e New York e registrati a Los Angeles. Quick!, che dà il nome all'anteprima uscita tre settimane prima, è quello che li chiude.
Il 3 giugno 2026 esce Quick!, che su Spotify raccoglie quattro canzoni. Non è un album: è la porta d’ingresso.
L’album vero arriva tre settimane dopo, il 26 giugno, e si chiama You Are Spring!. Undici brani, il quarto disco di Tasha, su Bayonet Records. Quick! è l’ultimo della fila, quello che chiude.
Chi ha ascoltato quelle quattro canzoni ha sentito l’inizio, la seconda, la sesta e la fine. Qui ci sono tutte e undici, una per una, nell’ordine in cui stanno sul disco.
Chi c'è dentro
Tasha
Gregory Uhlmann
Jamila Woods
L'Rain
Illinoise
Il titolo viene da una poesia del 1987
Gwendolyn Brooks scrisse To the Young Who Want to Die dopo una colazione in albergo. Aveva quasi settant’anni, salutò un giovane cameriere con un “buongiorno”, e quello quasi si mise a piangere: “Grazie, grazie”.
La poesia esce nel 1987 nella raccolta The Near-Johannesburg Boy and Other Poems. Comincia con tre parole isolate, “Sit down. Inhale. Exhale.”, e finisce con il verso che dà il titolo al disco: “Remember, green’s your color. You are Spring.”
Tasha conosceva quella poesia da anni. Racconta di non essere riuscita a togliersela dalla testa mentre scriveva, e di aver dovuto decidere se fosse suo diritto usarla.
È un modo per dire che sei la cosa che gli altri stanno aspettando.
Registrato a Los Angeles, in fretta
Il disco è stato fatto nello studio che Gregory Uhlmann ha attaccato a casa sua, con un giardino intorno. Tempo poco: molte tracce Uhlmann le ha registrate da solo e mandate.
Le voci sono state incise in New Jersey, a Princeton, perché gli orari non combaciavano. Missaggio e mastering di Dave Vettraino, a Chicago. Buona parte del disco è suonata su chitarre con corde di nylon, che Uhlmann ha in quantità.
Gli ascolti condivisi in studio erano samba e bossa nova brasiliani vecchi: Milton Nascimento, Gal Costa. Tasha dice che registrato a Brooklyn questo disco non suonerebbe così.
Chi suona cosa
| Tasha Viets-VanLear | Tutte le canzoni, voce, chitarra, clarinetto. Coproduzione con Uhlmann. |
|---|---|
| Gregory Uhlmann | Chitarra, basso, pianoforte, sintetizzatori. Produzione. |
| Tim Carr | Batteria e percussioni. |
| Domenica Fossati | Flauto, registrato da Elenna Canlas a Brooklyn. |
| Mari Rubio | Archi. |
| Jamila Woods e Taja Cheek | Voci su Spring. |
| Jason Agel | Registrazione delle voci, a Princeton. |
| Dave Vettraino | Missaggio e mastering, a Chicago. |
Come è nato, per date
Timeline cliccabile
Illinoise e il trasloco
Tasha è in scena a Broadway nel ruolo di Nacna. Nell'appartamento del West Village dove alloggia scrive Summer. Finito lo spettacolo lascia Chicago e si trasferisce a New York.
Un novembre a ventuno gradi
Scrive Ending in una giornata anomala, subito dopo il trasloco, mentre arrivano le notizie dalla Palestina.
La prima primavera in una città nuova
Scrive quasi tutti i brani nella stanza con la finestra sulla scala antincendio, guardando il tramonto verso Lower Manhattan e Brooklyn.
Los Angeles
Comincia a registrare con Gregory Uhlmann senza avere ancora né la traccia di apertura né il titolo.
Quick! e Spring
Quick! nasce seduti su una coperta al sole. Spring nasce da un promemoria vocale, sulla poesia di Gwendolyn Brooks che le tornava in mente.
Nantucket
A una residenza di scrittura scrive Perfect e Porous, gli ultimi due brani, poco prima di tornare a Los Angeles a finire il disco.
Quick!, quattro canzoni
Esce l'anteprima che raccoglie Quick!, Spring, Clarion e Summer.
You Are Spring!
Esce l'album completo su Bayonet Records, in vinile giallo.
1. Spring
Un minuto e quindici secondi di sole voci. Tasha, Jamila Woods e Taja Cheek si sovrappongono a cappella, senza strumenti sotto.
Il testo viene direttamente da Brooks: “Don’t die now / There’s life to be found now”. Era nato come promemoria vocale e Tasha non era sicura che entrasse nel disco.
Poi ha capito che non era un pezzo incompiuto. Era già finito così, solo voce, come le poesie che leggeva agli open mic di Chicago da ragazza.
Ascolta mentre leggi
2. Clarion
Clarion è una cittadina della Pennsylvania che si incontra guidando fra Chicago e New York. Tasha ha fatto quel viaggio sei volte in un anno, e il nome le è rimasto addosso.
Il verso è “Always goodbye, always time to go / Clarion, I’m halfway home”. Il punto è proprio l’ambiguità: a metà strada da casa, ma casa in quale delle due direzioni.
È stato ascoltando questo brano, dice, che ha capito di che cosa parlasse il disco.
3. Perfect
Scritto a settembre 2025, a una residenza di scrittura a Nantucket, quando la stagione stava già girando di nuovo.
Dentro c’è la luce che cambia: “I’m falling for the changing season’s light”. E una riga che smonta l’idea eroica di chi insegue qualcosa: “I’m not brave, I’m not tough, I just need to see a dream come true somehow”.
Chiude sul crepuscolo: “When dusk comes on and I find myself all alone / I feel small but perfect and beautiful”.
4. Promise
Qui la città entra per frammenti. “Kissing outside of the subway reminds me I’m young”, e poi “The city in summer is hungry and hot and alive”.
C’è anche la dichiarazione più diretta del disco sul clima e sul corpo: “I’m at my best when the air is sticky on my skin”.
Nel brano entra il clarinetto. Tutto il clarinetto del disco lo ha registrato Tasha.
5. Ending
Quinta traccia su undici, ed è il pezzo scritto appena dopo il trasloco a New York.
Tasha lo racconta così: era un giorno di novembre anomalo, ventuno gradi, e arrivava l’ennesima ondata di notizie dalla Palestina. Un giorno “normale”, dice, di quelli che si ricevono di continuo.
Voce nuda e accordi di pianoforte quasi da inno. “All the things we love the most, all the worlds we’ve built”: e poi la domanda se resterà solo il senso di colpa per non aver fatto meglio.
6. Summer
L’unico brano scritto prima del trasloco vero e proprio, nel piccolo appartamento del West Village dove Tasha stava durante le repliche di Illinoise.
Il testo funziona per accumulo di oggetti: champagne sotto il portico, un oceano che luccica, una vecchia chitarra accordata come piace a lei.
Non c’è una scena unica, c’è un elenco. È il modo di scrivere che ritorna anche in Lucky.
7. Lucky
Comincia in modo quasi piatto: “Lucky me, I’m alive / Out my window I see sky”. Vedere il cielo dalla finestra, messo in conto come fortuna.
Poi la lista: sorrisi a sconosciuti, una telefonata di sua madre, un traghetto, una persona giusta arrivata nel momento sbagliato.
Sembra qualcuno che si ripete quanto va bene la sua vita mentre sente arrivare qualcosa che la incrinerà.
8. Actor
Tre minuti e sei secondi, il pezzo più corto dopo l’apertura. Qui Tasha smette di catalogare e racconta.
“I’m an actor paid / Just to make you happy / But I think I could stay / If you really want me”. La finzione professionale usata per guardare i gesti che si continuano a fare dentro un amore ormai vuoto.
È l’unica canzone del disco che si tiene addosso una maschera fino alla fine.
9. Special
Questo brano esiste perché Tasha voleva suonare il clarinetto. Lo aveva noleggiato da poco, aveva preso due lezioni in tutto e imparava da sola.
Suonava da due mesi e conosceva poche note, quindi ha scritto degli accordi di chitarra che le permettessero di suonarci sopra. La canzone è nata come veicolo per lo strumento.
Dentro c’è la riga sui tramonti visti dalla scala antincendio: “The sunsets still dazzle everyone”.
10. Porous
L’ultimo brano scritto in assoluto, a Nantucket, insieme a Perfect.
Tasha dice che è il pezzo che rappresenta meglio tutto quell’anno: le persone che mancano, gli amanti andati e venuti, il tramonto sopra una città che imparerà ad amare, la corsa verso un sogno con la paura ancora attaccata.
E una riga sola che tiene tutto: “My future’s all mine”.
11. Quick!
Cinque minuti e diciotto secondi, il brano più lungo. Scritto a giugno 2025, seduti su una coperta al sole.
La voce sale in una scala che ricorda il fraseggio di Stephen Sondheim, sopra accordi che stridono, con il fruscio delle dita che scivolano sul manico e una grana da cassetta. “Quick! See how this beauty rushes by?”
Poi il pezzo si smonta e finisce in una ninna nanna: “Little girl asleep, tell me what you dream”. Tasha dice che pensava alle sue due nipoti piccole, e insieme a se stessa da bambina.
Perché finisce dove finisce
Il disco parte da una poesia che dice a un ragazzo di non morire oggi e arriva a una ninna nanna cantata a una bambina di due anni.
In mezzo ci sono un trasloco, sei viaggi in macchina, un novembre troppo caldo, un clarinetto noleggiato e una finestra su cui contare i tramonti.
Quick! sta in fondo perché è il punto in cui la domanda cambia. Non più che cosa si è lasciato indietro, ma a chi si sta lasciando qualcosa.
Da ascoltare
L'artista
Tasha
Fonti
- Bandcamp di Tasha, You Are Spring! (note e crediti completi)
- Our Culture, Tasha on 7 Inspirations Behind Her New Album You Are Spring!
- Stereogum, Album Of The Week: Tasha You Are Spring!
- Bayonet Records, scheda di You Are Spring!
- Illinoise on Stage, cast e crediti dello spettacolo
- New York Theatre Guide, 10 things to know about Illinoise on Broadway
- The Marginalian, To the Young Who Want to Die di Gwendolyn Brooks