Selezione Genere: Indie
Nove dischi iconici del grunge
Nove dischi usciti fra il 1987 e il 1991, messi in fila per anno di seduta e non per anno di uscita. Visti così dicono una cosa che i titoli nascondono: sono quasi tutti nati nella stessa stanza, un edificio triangolare di Seattle che era stato una drogheria.
Al 4230 di Leary Way, nel quartiere di Ballard a Seattle, c’è un edificio triangolare. È stato una drogheria di quartiere, poi uno studio di registrazione chiamato Triangle Studios, e dall’estate del 1986 uno studio chiamato Reciprocal Recording.
Ci ha lavorato dentro per cinque anni un ingegnere di nome Jack Endino. Questi sono nove dischi che sono nati lì, in ordine di seduta e non di uscita, perché l’ordine di uscita mescola le carte.
Prima di guardare i titoli conviene sapere com’era la stanza. Endino l’ha descritta dicendo che la regia era così piccola che non ci stavano dentro tutti i membri di una band.
La sala principale suonava bene in ripresa, ma la regia era terribile. Troppo piccola, e con la forma più orrendamente sbagliata possibile.
1986 e 1987, i primi due
Green River, Dry as a Bone. Registrato nel giugno del 1986, uscito nel 1987 come mini-LP. Sub Pop lo descrive come inciso a otto piste da Endino, e la band ci arriva con Mark Arm alla voce e Stone Gossard alla chitarra.
Soundgarden, Screaming Life. Del 1987, ed è il disco che porta lì tutti gli altri. Quando Kurt Cobain telefona a Endino per prenotare, la ragione che dà è di aver sentito come suonava questo.
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1988, l’anno pieno
Mudhoney, Superfuzz Bigmuff. Sei giornate di seduta sparse fra luglio e settembre del 1988, per ventitré minuti di musica. Esce a ottobre.
TAD, God’s Balls. Tad Doyle ha raccontato cosa si è portato dentro: un serbatoio vuoto di automobile, un seghetto, un tubo di ottone che prima era parte di un ripetitore per microonde. Sui piatti hanno usato un archetto da violoncello per ottenere un suono simile al feedback di chitarra.
Sempre nel 1988, il 23 gennaio, era già passata di lì una band senza nome definitivo. Dieci canzoni registrate e mixate in un pomeriggio solo. Endino per quel lavoro fu pagato centocinquantadue dollari e quarantaquattro centesimi, e chiese di tenersi una copia del nastro.
Quella copia finì a Sub Pop.
1989, i tre di fila
Nirvana, Bleach. Le sedute stanno fra il 24 dicembre 1988 e il 24 gennaio 1989. Trenta ore di studio in sei giornate, per un conto totale di seicentosei dollari e diciassette centesimi, anticipati da Jason Everman.
Mudhoney, Mudhoney. Il primo album lungo, dopo l’ep dell’anno prima. Stessa stanza, stesso uomo al banco, dodici pezzi.
Vale la pena fermarsi un secondo su quei numeri. In quello stesso 1988 lo studio aveva vinto un premio come miglior studio di registrazione del Nordovest, e nei periodi di punta risultava prenotato fino a diciassette ore al giorno.
1990 e 1991, la coda
L7, Smell the Magic. Le tre canzoni che aprono la storia del gruppo con Sub Pop sono state incise lì in una giornata. Il disco poi si allarga altrove, fra Michael James e Daniel Rey a Los Angeles.
Coffin Break, Rupture. Del 1990, su C/Z, che è l’etichetta di Hanzsek. In streaming lo trovate appaiato all’ep Psychosis, dell’anno prima, nato nella stessa stanza.
Seaweed, Despised. Un ep del 1991, ed è l’ultimo di questo elenco. Lo studio chiude in agosto di quell’anno.
Perché ha chiuso
Non ha chiuso per mancanza di lavoro. Hanzsek ha spiegato che dopo cinque anni abbondanti di registrazioni economiche e tecnicamente solide non voleva continuare a consolidare la propria posizione di proprietario dello stabilimento di produzione di Sub Pop.
Cioè: ha smesso perché il successo di quei dischi gli aveva assegnato un ruolo che non voleva.
L’edificio è rimasto in piedi ed è passato di mano più volte. Prima Word of Mouth, poi John and Stu’s Recording, e più tardi Hall of Justice, lo studio di Chris Walla dei Death Cab for Cutie.
Quello che il conto dice
Endino, sul proprio sito, scrive di aver lavorato a oltre settecento dischi dal 1986 in avanti, per band di quattordici paesi. Nella sua FAQ dice anche un’altra cosa, e riguarda proprio questi anni.
Gli sembrava ridicolo mettere un credito da produttore su dischi che richiedevano una settimana o meno.
Le parole della stanza
Otto piste
Regia
Seduta
Missaggio
Da ascoltare
Fonti
- Northwest Passage, Reciprocal Recording: The Story of a Recording Studio, con intervista a Chris Hanzsek
- Jack Endino, la pagina About del suo sito
- Jack Endino, la FAQ, dove racconta la nascita e la chiusura di Reciprocal
- Jack Endino, la discografia di produzione anno per anno
- LiveNirvana, la scheda delle sedute di Bleach a Reciprocal, dicembre 1988 e gennaio 1989
- Sub Pop, la pagina dei TAD, dove Tad Doyle racconta la seduta di God's Balls
- Sub Pop, la pagina delle L7, con il racconto della prima seduta a Reciprocal
- Sub Pop, la pagina dei Green River, su Dry as a Bone e le otto piste
- Sub Pop, la pagina dei Soundgarden, sulle sedute del 1987