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Dieci brani per capire il fado
In fado il titolo ha due parti: la canzone e, fra parentesi, la melodia su cui è appoggiata. Dieci brani in fila da quelle che non hanno un autore fino a quelle che portano un nome, e in mezzo la prova che la stessa melodia torna con parole diverse.
Nunca é silêncio vão (Fado Pedro Rodrigues), canta Carminho nel 2009. Amar Não É Pecado (Fado Pedro Rodrigues), canta Sara Paixão nel 2024.
Due canzoni diverse, due voci diverse, quindici anni in mezzo. Fra parentesi, la stessa cosa.
Quella parentesi è il pezzo di informazione che manca a chi ascolta fado da fuori. Dice su quale melodia sono appoggiate le parole, perché in questa musica le due cose hanno storie separate e spesso autori diversi.
Un censimento delle melodie tradizionali di Lisbona ne conta almeno centottanta. Sono un fondo comune: chiunque può prenderne una e metterci parole nuove.
Dieci brani, messi in fila da chi non ha un autore fino a chi ce l’ha scritto nel nome.
Le tre più vecchie, che non sono di nessuno
Amália Rodrigues, Fado Menor. Due accordi, tonalità minore. È il più facile da suonare di tutti, e per questo si impara per primo.
Amália Rodrigues, Fado corrido. Due minuti e dieci secondi, in maggiore, veloce. Il rovescio del precedente, e insieme al Menor e al Mouraria forma la triade che qualunque fadista deve sapere.
Arménio de Melo, Fado Mouraria. È quello su cui si fanno le sfide a botta e risposta fra cantanti, la desgarrada, perché la struttura è talmente semplice da reggere l’improvvisazione.
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Quelle che hanno una data e un’incisione
José Porfírio, Fado Vitória. Sta in una raccolta di incisioni fatte a Lisbona fra il 1928 e il 1936, cioè nel decennio in cui il fado passa dalle taverne al disco.
Ercília Costa con Armandinho, Fado Tango. Una raccolta di fados portoghesi del 1930. Sull’etichetta ci sono due nomi, la voce e la guitarra, e nessuno dei due ha scritto la melodia.
La guitarra portuguesa che sentite dietro è lo strumento che l’UNESCO descrive come una cetra a forma di pera con dodici corde di metallo, e che non esiste altrove.
Quelle che portano dentro il nome di chi le ha fatte
Alfredo Marceneiro, Fado Laranjeira. Marceneiro faceva il falegname, da cui il nome d’arte, ed è l’unico dell’elenco che canta una melodia sua. Il museo di Lisbona ne elenca parecchie a suo nome.
Il Laranjeira lo abbiamo messo su una ventina di volte prima di riuscire a sentirlo come una melodia disponibile invece che come una canzone chiusa.
Manuel de Almeida, Fado Bailado. Anche questa è di Marceneiro, e qui la canta un altro. È il caso normale, non l’eccezione: uno scrive la melodia, gli altri ci passano sopra le loro parole per decenni.
La prova, due volte di fila
Carminho, Nunca é silêncio vão. 2009.
Sara Paixão, Amar Não É Pecado. 2024.
Stessa melodia dichiarata in copertina, due testi che non hanno niente a che vedere l’uno con l’altro. Le abbiamo ascoltate una dopo l’altra e per un attimo abbiamo pensato a un errore di catalogo.
Quando qualcuno smette di pescare nel fondo comune
Amália Rodrigues, Asas fechadas. 1962, ed è il disco che chiude questa scala.
Ad Amália lo aveva presentato Alain Oulman, un compositore nato vicino a Lisbona da genitori francesi, mostrandole una poesia di Luís de Macedo intitolata Vagamundo. Quel testo è la nona traccia del disco.
Oulman ha scritto musica nuova su poesie già scelte, e lo diceva così in un’intervista del 1971: la musica viene dopo la poesia, non prima. Ne ha firmate ventidue, distribuite su otto album di lei.
Da quel momento un fado può avere una melodia che appartiene a una persona sola. Le altre centottanta restano dove sono, e chiunque può ancora servirsene.
Da ascoltare
Fonti
- UNESCO, la scheda con cui il fado è entrato nel patrimonio immateriale nel 2011
- Museu do Fado, la scheda di Alfredo Marceneiro e l'elenco dei fados che ha composto
- Museu do Fado, la scheda di Alain Oulman
- Museu do Fado, la scheda di Amália Rodrigues
- Fados Tradicionais, il censimento delle melodie tradizionali di Lisbona