Artist pick Genere: Funk

Le scelte dei Budos Band, tutte di psych-folk

Nel giugno del 2025 Bandcamp Daily ha chiesto ai Budos Band cosa ascoltano. La band suona funk strumentale pesante e si presenta con titoli da film dell'orrore: il trombettista ha risposto con una lista di dischi acustici, e il filo che li tiene insieme lo ha detto lui.

I Budos Band suonano funk strumentale, esistono dal 2005 e vengono dal giro della Daptone di Brooklyn, lo stesso di Sharon Jones e degli Antibalas.

Il modo in cui si presentano lo dice il trombettista Andrew Greene: “L’avatar della band è roba tipo malvagia, scontrosa, occulta.”

I titoli li scrive il batterista, Brian Profilio, che sta scrivendo un romanzo e legge Grimdark: sul settimo disco ci sono Lair of 1,000 Serpents, Curse of the Ivory Fang e The Strigoi, che nella mitologia romena sono i vampiri.

Il sassofonista baritono Jared Tankel spiega come questo funzioni senza un cantante: “Siccome non abbiamo un cantante, non abbiamo un frontman, qui c’è di mezzo un velo di mistero.”

Nel giugno del 2025 Bandcamp Daily ha chiesto a Greene cosa ascolta. La lista è di dischi in gran parte acustici, quasi tutti con una voce femminile davanti, e non somiglia in niente a quello che suona lui.

Josephine Foster, “Hazel Eyes I Will Lead You”

La prima scelta è una cantautrice del Colorado accompagnata solo dai suoi strumenti.

“È come se stessi ascoltando una vecchia registrazione su cilindro dell’inizio del secolo”, dice Greene. “È molto antiquata e molto innovativa nello stesso tempo. È semplicemente musica molto onesta.”

L’aggettivo che ripete, parlando di lei e di altri, è “audace”.

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Josephine Foster, Hazel Eyes I Will Lead You

Espers, “The Weed Tree”

La seconda scelta è il secondo disco del gruppo di Philadelphia con Greg Weeks e Meg Baird, e qui Greene dichiara il filo di tutta la lista.

Contro la scorciatoia di dire che quella roba suona medievale, dice: non è così. Quello che gli interessa è l’aspetto occulto, e la parallela con i Budos è esattamente lì.

“In realtà tutti quegli artisti hanno un parallelo con i Budos, nel fatto che c’è questo aspetto occulto, misterioso.”

Su Meg Baird aggiunge la ragione tecnica: una voce molto pura e riconoscibile, senza artificio.

Meg Baird, “Don’t Weigh Down the Light”

La terza scelta è il disco solista di Baird del 2015, e la nota più interessante non riguarda la musica ma il modo in cui se l’è procurato.

“L’ho appena comprato su Bandcamp”, dice, “perché volevo davvero averne una copia e non voglio essere alla mercé dello streaming o di internet.”

Poi la frase che spiega tutta la lista in una riga.

Ascolto un sacco di musica brutta, un sacco di roba pesante. Questo è l’altro lato delle cose che mi piacciono.
Andrew Greene, Bandcamp Daily, 2025

Detta da uno che di mestiere suona la tromba dentro pezzi strumentali pesanti, quella frase è il criterio di selezione, non un vezzo.

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Meg Baird, Don't Weigh Down the Light

Diane Cluck, “Monarcana”

La quarta scelta è una raccolta di registrazioni casalinghe dei primi anni duemila, e Greene indica due pezzi per nome: Beatless Wonder e Real Good Time.

Quello che ci trova è un’originalità difficile da incontrare, e i testi che gli comandano il pensiero: “Non è banale in nessun modo, forma o maniera. Anche se cantano di qualcosa di banale, il modo in cui viene trattato è molto intrigante.”

Faun Fables e Sleepytime Gorilla Museum, la stessa persona

Le due scelte successive stanno agli antipodi e hanno un componente in comune, Nils Frykdahl.

Con i Faun Fables, insieme a Dawn McCarthy, fa canzoni che potrebbero accompagnare un rito pagano medievale. Con gli Sleepytime Gorilla Museum fa musica che Greene definisce “molto tecnica”, con elementi metal e sperimentali.

“Quello sta all’estremità opposta dello spettro”, dice della seconda. È la lista di uno che ascolta le due cose senza sentire il bisogno di scegliere.

I Sha La Das, “Love in the Wind”

L’ultima scelta torna a casa: i Sha La Das sono di Staten Island, stanno nella stessa famiglia Daptone dei Budos, e il disco del 2018 lo ha prodotto il chitarrista dei Budos, Tommy Brenneck.

Sono tre fratelli Schalda più il padre. Uno di loro, Will, suonava le tastiere in una band di Greene prima dei Budos, e ha passato anni con Charles Bradley.

Il motivo che dà è il meno musicale di tutti: “Vederli come famiglia che canta insieme è una cosa positiva da vivere, una cosa che non si vede tutti i giorni.”

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The Sha La Das, Love in the Wind

Cosa dice di come ascolta

La svolta pesante dei Budos, racconta Greene, è arrivata circa dieci anni dopo l’inizio, e in quel periodo non ascoltavano musica funky: ascoltavano proto-metal, psichedelia e hard rock dei primi tempi.

Il criterio che usa per gli Electric Citizen, con cui i Budos sono andati in tour, vale per tutta la lista: “Evoca le cose che mi piacciono, ma non è derivativo di quello che già conosco.”

Ci siamo messi in fila la scelta più pesante e quella più leggera per capire cosa avessero in comune, e l’unica risposta che ci siamo dati è che nessuna delle due ha un ritornello nel posto in cui te lo aspetti.

Che un trombettista di una band senza cantante scelga otto dischi cantati è la parte migliore della faccenda.

Da ascoltare

The Budos Band - VII
Josephine Foster - Hazel Eyes I Will Lead You
Espers - The Weed Tree
Meg Baird - Don't Weigh Down the Light
Diane Cluck - Monarcana
The Sha La Das - Love in the Wind

L'artista

The Budos Band

Fonti

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