Canzone Genere: Funk
Amen Break: sei secondi che i Winstons non consideravano niente
Nel 1969 un gruppo di Washington incide un lato B strumentale senza pretese. Undici anni dopo un DJ lo pesca, poi finisce su una compilation per addetti ai lavori e diventa il campione più usato della storia del disco. I due autori non hanno mai incassato una royalty.
Nel 1969 i Winstons pubblicano “Color Him Father”, la storia di un uomo che sposa una donna con sette figli e li cresce come suoi. Funziona: a Richard Spencer, che l’ha scritta e canta, vale il Grammy per la miglior canzone rhythm and blues.
Sull’altra faccia del 45 giri c’è “Amen, Brother”, due minuti e trentasette secondi di versione strumentale di un inno gospel. È quella faccia ad avere cambiato la musica dei trent’anni successivi.
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Sei secondi in mezzo al pezzo
A un certo punto gli strumenti si ritirano e resta solo Gregory Coleman alla batteria. Sei secondi, poi rientra la band.
Non è un assolo e non vuole esserlo. È il momento in cui un batterista tiene il tempo da solo, con quel margine di imprecisione che un metronomo in cuffia avrebbe tolto. Nel 1969 nessuno in quella stanza pensava di aver fatto qualcosa.
“Tutti facevano giri di batteria”, ha raccontato Spencer nel 2017 alla radio pubblica americana. “Per me non era niente di nuovo.”
I Winstons si sciolgono lo stesso anno. Spencer va a lavorare per l’azienda dei trasporti pubblici di Washington e torna a studiare.
Undici anni di silenzio, poi una compilation
Il break riemerge nel 1980, quando Afrika Bambaataa lo pesca per i suoi set. A raccontarlo è Louis Flores, in arte Breakbeat Lou, che di quella storia è parte in causa: “Non l’ho trovato io, è stato Afrika Bambaataa. Il merito è suo, era il 1980.”
Flores e Lenny Roberts lo mettono nella prima uscita di Ultimate Breaks & Beats, la serie che consegnava ai produttori i break isolati su vinile, pronti da usare. Flores racconta anche l’accorgimento: lo facevano girare a 33 giri invece che a 45.
Da lì si diffonde per contagio. I N.W.A. sono fra i primi, nel 1988 con “Straight Outta Compton”. In Inghilterra i produttori hardcore lo accelerano finché non diventa un’altra cosa, e su quella accelerazione nascono jungle e drum and bass. David Bowie lo usa nel 1997 in “Little Wonder”.
Timeline cliccabile
Il lato B
Esce il 45 giri dei Winstons. "Color Him Father" vince il Grammy per la miglior canzone rhythm and blues. "Amen, Brother" sta dall'altra parte e non se ne accorge nessuno. La band si scioglie entro l'anno.
Bambaataa lo pesca
Afrika Bambaataa trova il disco e porta il break nei suoi set. È il primo passaggio da oggetto dimenticato a materiale di lavoro.
Straight Outta Compton
I N.W.A. sono fra i primi a campionarlo su disco. Nel frattempo Ultimate Breaks & Beats lo ha messo in mano a chiunque avesse un campionatore.
La prima telefonata
Un produttore inglese chiama Spencer per chiedere la licenza. È la prima volta in ventisette anni che qualcuno lo fa.
Muore Gregory Coleman
Il batterista del break muore senza fissa dimora. Non ha mai ricevuto niente per quei sei secondi.
La colletta
Il DJ inglese Martyn Webster apre una raccolta fondi per Spencer. Quasi duemila persone versano circa 26.000 dollari.
Il conto che non è mai arrivato
Nel 1996 Spencer riceve una telefonata da un produttore inglese che vuole la licenza. È la prima volta che qualcuno gliela chiede.
Ma il pezzo è stato registrato prima del 1972, e le registrazioni di quel periodo non rientrano nella tutela federale del diritto d’autore statunitense. Spencer ci prova comunque: “Ho tentato un paio di volte di vedere se potevo recuperare un po’ dei miei soldi, ed era semplicemente troppo caro.”
Gregory Coleman muore senza fissa dimora nel 2006.
C’è un altro pezzo di questa storia che raramente viene raccontato, e Spencer lo dice alla radio senza alzare la voce: sulla copertina del disco la foto dei Winstons non ci andava, perché i distributori del Sud si rifiutavano di distribuire qualcosa che sembrasse promuovere l’integrazione razziale. Il gruppo era misto.
Dopo quel disco non avevo niente. Avevo un diploma e un Grammy, che non valeva nulla. Così sono tornato all’università.
Ci è tornato davvero. Dottorato in scienze politiche alla Howard University, poi nel 2000 il rientro a Wadesboro, in North Carolina, a insegnare storia al liceo.
Nel 2015 il DJ inglese Martyn Webster apre una raccolta fondi in suo nome. Quasi duemila persone versano circa 26.000 dollari. Non sono royalty e nessuno finge che lo siano.
Cosa resta
Breakbeat Lou lo dice senza giri di parole: “dicono che questo disco sia il più campionato della storia. Non c’è nessun disco più campionato di quello.”
Sei secondi incisi in fretta sulla faccia sbagliata di un 45 giri, da una band che si sarebbe sciolta entro l’anno e che di quei sei secondi non pensava niente.